Cos’è la guerra?
La guerra.
Che cos’è la guerra? È quella che si studia al liceo?
Cazzate. La scuola presenta la guerra come un arido fatto storico e costringe lo studente ad imparare date su date su date, un elenco di date, tanto lungo quanto inutile. E lo studente che fa? Cosa può fare? Le impara a memoria, se è puntiglioso e punta ai bei voti. Altrimenti, amen.
Io però non ci dormo la notte. Penso alla guerra, ai perché; penso a loro, ai soldati, bianchi, neri gialli, rossi e verdi; penso a quelli che sono andati a morire per una causa che non li apparteneva e a quelli che sono tornati, cambiati per sempre. Penso alla gente, agli uomini e alle donne che vivono nel terrore di essere bombardati da un momento all’altro, penso a tutti quei bambini che rischiano di morire ogni volta che vanno semplicemente a giocare. Il gioco! Cosa c’è di più semplice, innocente e naturale di un gioco per un bambino?
Non riesco a liberarmi da questi pensieri.
Non voglio liberarmi di questi pensieri.
A.S.
Top 5 delle canzoni di cui non posso fare a meno in questo periodo
Dedico questo post (e quelli sullo stesso tema che seguiranno) a un libro, un brillante libro, la cui lettura ha impegnato un’intera giornata della mia estate. Mai tempo fu speso in maniera migliore.
Scimmiottando il protagonista, Rob Fleming, 35 anni, propietario di un negozio di dischi, la vita segnata dalle delusioni amorose e dalla musica, stilerò le mie personali Top 5.
Cominciamo subito con la prima.
Top 5 delle canzoni delle quali non posso fare a meno in questo periodo:
1. Fix you, dei Coldplay
2. No surprises, dei Radiohead
3. Un medico, di Fabrizio de André
4. Letter to myself, degli A Toys Orchestra
5. Yellow, dei Coldplay
A.S.
Nuova ricetta!
Finalmente pubblicata una nuova ricetta sulla rubrica V for Vegetarian!
Il protagonista è sempre il seitan, ma stavolta ve lo presento in una veste diversa.
Piatto semplice e sfizioso, ecco a voi il seitan all’aceto balsamico!
Enjoy it,
A.S.
A una piccola ape furibonda…
…un ultimo saluto.

Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009)
I have a dream…
Cosa significa essere medici?
Quali sono le regole da rispettare?
Chi è il paziente?
Qual è il limite che non si deve superare quando ci si rapporta col paziente?
Fino a che punto un medico si può far coinvolgere nella storia di una persona?
Ogni giorno (o quasi), prima di aprire un qualsiasi libro di studio io mi faccio queste domande. Do una rapida occhiata alle pagine, migliaia e migliaia, le sfoglio. Migliaia di pagine con miliardi di parole. Mi chiedo se ne vale la pena. Non sempre la risposta è positiva. La pazienza è spesso messa a dura prova.
Poniamo che sia uno di quei giorni in cui mi dico che si, ne vale la pena. Mi chiedo allora cosa voglio diventare, che tipo di medico voglio essere, come mi dovrò comportare con i pazienti.
Ecco, nel momento stesso in cui la mia testa si riempie di questi interrogativi, e di altri del genere, io mi incazzo. Si, e sapete perché? Perché semplicemente non mi interessano. Perché l’unica cosa che mi interessa è curare la gente. Neanche salvare vite. È un controsenso, non si può salvare una vita, a meno che qualcuno non abbia inventato l’elisir dell’immortalità, e allora sì che è possibile, ma a quanto mi risulta ciò non è avvenuto. Al massimo si può cercare di tardare il più possibile la morte.
Io voglio solo avere cura della gente. Non voglio nient’altro. Niente carriera, niente regali…Davvero, ho maturato una certa intolleranza nei confronti dei costosissimi cesti che la gente manda in sacrificio (in genere a Natale) per ringraziare e propiziarsi il dio-medico. Magari non fanno la spesa per una settimana, ma il regalo costoso al dottore, quello si fa! Sennò poi pare male…E se si offende? La sua ira si abbatterà su tutti voi, attenti, dunque, inutili mortali!
Ma stiamo scherzando? Nei miei sogni il medico non porta il camice, il medico è una persona e non un dio, il medico sta in mezzo ai pazienti e conosce le loro storie. Il medico È un paziente. Come nel film Il grande cocomero, visto giusto ieri in facoltà. Non che la figura del medico incarnata dal protagonista, Arturo (interpretato da Sergio Castellitto) sia totalmente positiva, anzi. Ci si dovrebbe ancora lavorare su, e parecchio. Ma è un inizio. Lui non porta il camice. Si capisce fin da subito che è diverso. Diverso come persona, diverso l’approccio lavorativo, diversa la motivazione “che lo spinge ad alzarsi tutte le mattine”. Però è incredibilmente solo. Poi arriva Pippi, quella bambina così chiusa e riservata, scontrosa, diffidente. Un pò come lui. Arturo si interessa alla sua storia. E la cura. Ma soprattutto lei, Pippi, cura Arturo.
Nei mei sogni non c’è un medico più importante di un altro. Nei miei sogni i medici sono medici per passione.
Sembra un idillio, la mia idea, ma non lo è. Se fosse un idillio non esisterebbe la morte e invece il medico, nei miei sogni, ha a che fare con lei ogni giorno.
Sembra un’utopia, la mia idea. E infatti è così.
Perché in realtà, chi ha dei sogni, chi ha degli ideali, in questa società non sopravvive. O si adatta o soccombe.
Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore,
perché i ciliegi tornassero in fiore.E quando dottore lo fui finalmente
non volli tradire il bambino per l’uomo
e vennero in tanti e si chiamavano “gente”
ciliegi malati in ogni stagione.E i colleghi d’accordo i colleghi contenti
nel leggermi in cuore tanta voglia d’amare
mi spedirono il meglio dei loro clienti
con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale:
ammalato di fame incapace a pagare.E allora capii fui costretto a capire
che fare il dottore è soltanto un mestiere
che la scienza non puoi regalarla alla gente
se non vuoi ammalarti dell’identico male,
se non vuoi che il sistema ti pigli per fame.E il sistema sicuro è pigliarti per fame
nei tuoi figli in tua moglie che ormai ti disprezza,
perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve,
l’etichetta diceva: elisir di giovinezza.E un giudice, un giudice con la faccia da uomo
mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione
inutile al mondo ed alle mie dita
bollato per sempre truffatore imbroglione
dottor professor truffatore imbroglione.
Sinceramente, preferirei l’esilio.
A.S.
A gioventù pop, matrimonio pop
Può un film regalare emozioni tanto profonde?
Può un semplice attore comunicare dei sentimenti così forti?
Può una storia di sesso essere così maledettamente romantica?
Cos’è l’amore? Forse è il sesso consumato con una persona di cui non sai niente.
Forse un tango ballato poco prima di morire. 
Forse.
Quando un film, una di quelle cose fatte di immagini fisse incollate una di seguito all’altra, che si susseguono, dando l’impressione che i personaggi si muovano come se stessero lì davanti a te proprio in quel momento, ecco, quando una cosa così riesce a travolgerti e a coinvolgerti tanto…bé, è bello. Fa sentire bene. Più ricchi.
Quo vadis, baby?
A.S.
Ps: grazie, M.
No, we can’t!
Durante una lezione di anatomia ho fatto una scoperta agghiacciante:
NON SI PUÒ SMETTERE DI RESPIRARE.
Spiego meglio: se, per esempio, decidi di trattenere il respiro fino a morire, nonostante la tua ferma volontà, non puoi farlo. Il corpo non te lo permette. Non si può! Non si può, non si può, non si può! NON SI PUÒ!
Nuova rubrica! V for Vegetarian
L’esperiblog sta crescendo!
Ecco una nuova rubrica tutta da scoprire e, perché no, da sviluppare insieme: V for Vegetarian.
Qualsiasi tipo di suggerimento è ben accetto.
Che aspettate? Fatevi un giro!
(Il link lo trovate accanto a quello del progetto “Il Bacio nell’Arte”)
A.S.
Progetto “Il Bacio nell’Arte” – Hayez
È finalmente uscito il secondo articolo del progetto “Il Bacio nell’Arte”!
Il protagonista di questo appuntamento è un italiano, Francesco Hayez, con il suo “Bacio” (forse più celebre dello stesso pittore!).
Vi invito quindi a visitare la pagina (il link, ricordo, è in alto!).
A.S.
Soffocare, part 3
Disse: «Perché l’unica frontiera che ci rimane è il mondo dell’intangibile, le idee, le storie, la musica, l’arte.»
Disse: «Perché la realtà non arriva mai dove può spingersi l’immaginazione.»
42 anni fa

Rosario, 14 Giugno 1928 - La Higuera, 9 Ottobre 1967
Quarantadue anni fa moriva Ernesto Guevara, detto il “Che”.
Moriva un guerriero, un’icona.
Ma soprattutto moriva un uomo che ha avuto il coraggio di guardarsi intorno a testa alta e con gli occhi ben aperti, e quello che ha visto non gli è piaciuto, no. E lui che fa? Si volta dall’altra parte? Finge di non aver visto? No. Ernesto “Che” Guevara, lui prende le armi e combatte. Combatte per una guerra che non sarebbe sua, ma che in realtà è di tutti. Che Guevara è argentino e se ne va a Cuba. Perché mai, si chiede Medioman. Perché l’ingiustizia non ha bandiera. I soprusi non hanno colore.
Il Che, insieme a Fidel e ad altri uomini e donne coraggiosi, ha saputo fare una rivoluzione, portarla avanti e vincerla.
Quarantadue anni fa moriva un uomo con degli ideali veri, con dei principi forti, con il coraggio di chi non ha paura di morire per tutto ciò in cui crede. Hasta la victoria.
Questo accade qui…
Il lodo Alfano è anticostituzionale
Bella scoperta.
Ma, come si suol dire, meglio tardi che mai, no?
Adesso speriamo che arrivino presto le ELEZIONI ANTICIPATE.
Credo di parlare a nome della maggior parte degli italiani quando dico:
SILVIO, CI HAI ROTTO I COGLIONI.
Sull’attacco di panico
Ansia.
Ansia.
Respira, mi dicono. Respira. Sto respirando, cazzo, non lo vedi? Ci provo, almeno. Respiro, ma non mi basta. Non basta l’aria. Arriva ai polmoni e in un secondo sfugge.
Ancora, ancora, ancora.
Calmati, pensa a qualcosa di ripugnante. Inorridisci. Pensa a qualcosa di buffo. Ridi.
Distraiti. Bella, se non pensi a qualcosa, qualunque cosa che sia vagamente buffa, divertente o estremamente idiota o schifosamente putrida, tu muori. No, non pensare a quanto sei patetica.
Mi sembra di poter vedere la scena dall’alto, come se fossi fuori dal mio corpo. O meglio, la immagino, perché purtroppo sono sveglia e, no, neanche l’esperienza di pre-morte mi è concessa. Il mio petto si solleva a intervalli brevi e irregolari, scatta verso l’alto, poi ritorna di colpo in basso. Tumptumptutututump…
Da sottofondo a questo patetica scenetta, il mio osceno ansimare in cerca di quell’aria che sembra essere sparita. Ma se non c’è aria, cosa c’è? Esiste il vuoto?
Non cadere. «Coricati, distenditi, alza le gambe, respira, piano, calma, calma, calma». Calma. Calma un corno. Che volete? Lasciatemi in pace!
Penso ai quadri che non dipingerò mai.
Ai racconti che non scriverò mai.
Ai fumetti che non farò mai.
Alla musica che non ascolterò.
Al blog che abbandonerò.
Ai posti che non vedrò.
Ansia. E paura. Non mi calmo. Non mi calmo.
Non mi calmo.
…
A.S.
Parola di Victor
“Abbottonandomi le braghe corte le ho detto: «La verità è che forse vorrei solo volerti bene».
E con entrambe le mani sulla testa, sistemandosi il cervello nero di capelli, Paige ha detto: «Forse il sesso e l’affetto non si escludono a vicenda».
E io ho riso. Con le mani che annodavano il fazzoletto da collo le ho detto: sì, invece. Sì che si escludono a vicenda.”

Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, cento passi…
« Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! »
da “I Cento Passi”
Viva, viva l’Italia!
- Prima via la targa. Si, dico quella che c’era in biblioteca, già non ricordi più? Eppure sembravi indignato! Comunque, dicevo, hanno sradicato anche l’albero, pensa! Sisi, quell’ulivo piantato per onorare la sua memoria. Come “e adesso”? È chiaro. Adesso ci indignamo e protestiamo. Non si può lasciare che un sindaco leghista (di merda) a cui brucia il culo faccia icche gli pare quando gli pare e come gli sconfinfera. No, vabbè, per l’ulivo non è stato lui di persona. Ha solo scatenato il gesto. È ovvio che ad ogni azione corrisponde una reazione. A quanto ne so io, i profanatori di targhe vengono arrestati. Il “signor” Cristiano Aldegani, sindaco di Ponteranica in provincia di Bergamo, ha profanato la targa dedicata a Peppino Impastato. Viva, viva l’Italia, viva il Bel Paese, dove persone che hanno combattuto la mafia e sono MORTE per questo valgono meno delle escort di Silvio Berlusconi! -
…Ad ogni costo?
Vasco Rossi.
Una pietra miliare della musica.
Una leggenda del rock italiano.
Un cantante che ha saputo far sognare generazioni su generazioni.
Un uomo dalla vita spericolata.
Un musicista che non si è fermato mai.
Purtroppo.
Avrebbo dovuto fermarsi. Già. Avrbbe dovuto fermarsi prima di fare quello che ha fatto.
Profanare i Radiohead. Violentare Creep in questo modo…
Non posso perdonarglielo, anche se si tratta del grande, magnifico, eccetera eccetera Vasco Rossi, che tanto ha fatto, tanto ci ha regalato e blablabla.
Spero non se lo prenda come vizio. Fossi in lui, mi ritirerei, magari in un’isoletta stile Genio delle Tartarughe. O in un monastero tibetano.
Il verdetto?
Mi sembra chiaro.
Bocciato.

L’amore ci farà a pezzi…di nuovo!
Continua così la mia carrellata di video musicali con annessi i testi. Si, perché io vorrei farvi cantare, datemi questa piccola soddisfazione!
Tra l’altro, dell’ultima canzone (Fix you, i Coldplay, ricordate?) ho messo pure la traduzione, dato che ho appositamente scelto un video con le parole. Cioè, non so se ve ne siete accorti.
Oggi vi tormento con un famoso pezzo dei Joy Division. Lasciatevi cullare dalla suadente voce di Ian Curtis (pace all’anima sua).
Questa è Love will tear us apart. Che significa “l’amore ci farà a pezzi”.
Eccola.
When the routine bites hard
And ambitions are low
And the resentment rides high
But emotions wont grow
And were changing our ways,
Taking different roads
Then love, love will tear us apart again
Why is the bedroom so cold
Turned away on your side?
Is my timing that flawed,
Our respect run so dry?
Yet theres still this appeal
That weve kept through our lives
Love, love will tear us apart again
Do you cry out in your sleep
All my failings expose?
Get a taste in my mouth
As desperation takes hold
Is it something so good
Just cant function no more?
Quando l’amore, l’amore ci farà a pezzi di nuovo!
And I will try…
Quando provi a fare del tuo meglio ma non ci riesci
Quando prendi quel che vuoi ma non quello di cui hai bisogno
Quando ti senti così stanco ma non puoi dormire
Torna indietro
E le lacrime iniziano a scorrere sul tuo viso
Quando perdi qualcosa che non puoi riavere
Quando ami qualcuno ma va tutto in fumo
Potrebbe andare peggio?
Le luci ti guideranno a casa
E infuocheranno le tue ossa
E io cercherò di consolarti
Lassù e quaggiù
Quando sei troppo innamorata per lasciarlo andare
Ma se non provi non lo saprai mai
Che importanza hai
Le luci ti guideranno a casa
E infuocheranno le tue ossa
E io cercherò di consolarti
Le lacrime scorrono sul tuo viso
Quando perdi qualcosa che non puoi riavere
Le lacrime scorrono sul tuo viso e sul mio…
Le lacrime scorrono sul tuo viso
Ti prometto che imparerò dai miei errori
Le lacrime scorrono sul tuo viso e sul mio…
Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you…

Street Spirit (fade out)
Ancora loro. Ancora i Radiohead, in questo meraviglioso, triste pezzo. Io mi lascio cullare dalla melanconia della melodia e della voce di Thom Yorke. Enjoy it.
Rows of houses all bearing down on me
I can feel their blue hands touching me
All these things into position
All these things we’ll one day swallow whole
And fade out again and fade out
This machine will not communicate
These thoughts and the strain I am under
Be a world child, form a circle
Before we all go under
And fade out again and fade out again
Cracked eggs, dead birds
Scream as they fight for life
I can feel death, can see it’s beady eyes
All these things into position
All these things we’ll one day swallow whole
And fade out again and fade out again
Immerse your soul in love
Immerse your soul in love.
Progetto “Il Bacio nell’Arte”, si comincia con Klimt
Il primo progetto che vorrei portare avanti in questo blog (o esperiblog, come mi piace chiamarlo) sta cominciando a germogliare.
Oggi ho realizzato e pubblicato la pagina dedicata a Klimt e al suo famoso Bacio. Potete trovarlo sul link in alto dedicato al progetto.
Bé, che dire… Spero sia di vostro gradimento. Buona lettura!
A.S.
“Siamo tutti FARABUTTI”
“Siamo tutti farabutti perché vogliamo una stampa (e una tv) libera!!!!”
Ancora un post in sostegno della manifestazione per la libertà di informazione (che, ricordo, si terrà il 3 Ottobre in Piazza del Popolo, Roma).
Oltre all’ormai famoso appello dei tre giuristi (e invito chi ancora non lo conosce ad informarsi ed eventualmente firmare), questa volta ho voluto abbracciare una simpatica iniziativa promossa da La Repubblica.
Aleida Scapigliata è una farabutta. E tu?

Ai Caduti
*
Cadesti a terra, senza un lamento,
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non vi sarebbe stato ritorno.

Antonio Fortunato
Matteo Mureddu
Massimiliano Randino
Gian Domenico Pistonami
Davide Ricchiuto
Roberto Valente
CAMBIO DATA MANIFESTAZIONE
(ANSA) – ROMA, 17 SET – Si terra’ sabato 3 ottobre a Roma la manifestazione per la liberta’ di informazione, indetta dalla Federazione nazionale della stampa. La mobilitazione era prevista per il 19 settembre ed e’ stata rinviata dopo l’attentato di Kabul costato la vita a sei militari italiani. Lo ha annunciato il segretario del sindacato dei giornalisti, Franco Siddi, confermando che la manifestazione si terra’ alla stessa ora (dalle 16 alle 19) e sempre a Piazza del Popolo a Roma.
Messaggio del giorno da N.H.
“Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti: noi dobbiamo essere o disperati, o al settimo cielo [...].”
C’è qualcuno che vuol mettere il guinzaglio all’informazione…
…Come si può lasciarglielo fare?
L’ignoranza rende un popolo debole e facilmente manipolabile. È chiaro. Il Governo lascia passare solo le informazioni che vuole, quelle che gli convengono, che lo fanno apparire buono e costantemente al servizio della gente. E il povero cittadino medio, che non sa, perché hanno messo i bavagli ai vari marcotravagli, si ritrova in un paese di mmerda, con le tasse sempre più alte (che non capisce neppure su che base vengono calcolate, ste tasse…), lo stipendio sempre più basso, e non sa che i suoi soldi servono a riempire le tasche di quei bastardi nullafacenti chiamati politici e delle loro puttanelle. Scusate il linguaggio alquanto “colorito”, scurrile, violento, poco adatto a una signorina. Ma, vedete, non c’è un modo carino per esprimersi a tal proposito.
L’Italia va a puttane, è proprio il caso di dirlo.
Ci vorrebbe una rivoluzione. Risvegliarsi dal torpore della droga chiamata ignoranza. E armi in spalla.
Sabato 19 Settembre si svolgerà a Roma la manifestazione per la libertà di informazione promossa dalla Federazione nazionale della stampa (FNSI). Alle ore 16:00, in Piazza del Popolo.
…Intanto si può cominciare così.
Sul ragazzo Basofilo
Prendiamo una ragazza, che ha passato l’ennesima giornata peggiore della sua vita.
Prendiamo un ragazzo, che sicuramente non se l’è passata meglio.
Ora, mettiamoli nella stessa casa.
È un periodo brutto per entrambi, cazzo se lo è. Ma non se lo dicono, no.
Lei è sempre così sorridente, sembra quasi scema. Si, scema, ma in senso buono, eh. È carina. No, è affascinante. No. È bella. E sorride sempre. Tranne che al buio. Nella solitudine della sua camera lei pensa a come potrebbe morire.
Lui è tutto occhi. Che occhi. Dice tante cose, a volte. Altre sta zitto, ma parla con gli occhi. Gli piace scherzare, eheh.
Poi una sera dice che è depresso. La butta un pò così. Lo sguardo fisso, ma non guarda la ragazza che sta lì. “Ti capisco”, riesce a dire lei. Vorrebbe dire di più. Anche lei lo è, depressa. Lui ha già fatto i piatti, possono mangiare. Si, ogni tanto mangiano insieme. Cucina sempre lui. Lei, come il resto delle ragazze, accende i fornelli giusto per bollire qualcosa. Però una volta ha preparato lei, si è impegnata, e lui sembra aver gradito.
Dunque, un piatto di pasta, del buon vino, e parole parole parole, che non significano niente. Lei si chiede fino a che punto può decidere di non respirare. Poi si rivolge a lui, gli domanda se vuole vedere un film.
“No, direi di no”. Vabbè, non proprio così, ma ci si avvicina parecchio.
“…”
“Scusa, sono un pò acido oggi. E in genere non chiedo scusa per essere acido, quindi goditi il momento”
“Sei basofilo”
“Eh?”
“Sei acido, quindi basofilo. Guarda che non è un’offesa, è solo un modo più carino per dire che sei acido”
“Ah. Vabbè dai, un pezzettino di film ce lo possiamo vedere”
Ma poi il basofilo decide che è meglio di no. No, perché non è il momento. No, facciamo quando sto meglio. Lei sorride, come sempre. Sorride, annuisce, accetta.
Morale: un basofilo non può diventare un neutrofilo, ma può convertire i neutrofili con cui viene a contatto in basofili ancora più basofili di quanto sia basofilo lui.

Tipico esemplare di basofilo che tenta di confondersi tra la folla
L’Arte è
…Estasi
…Bellezza
…Follia
…Rivoluzione
…Ricerca
…Visione
…che Schiettezza! (cit. D.Z.)
…il Nirvana
…il Vero Amore
…un Pianto disperato quando sei Felice
…una Risata irrefrenabile quando sei Triste
…uno Spasmo improvviso nel bel mezzo di una lezione di Anatomia
…di Tutti, ma Pochi la apprezzano veramente
…Solitudine in mezzo alla Folla
…Soffice Erotismo
…Dolce Su e giù
…Democracia, Justicia y Libertad!
…”la creazione di una magia suggestiva che accoglie insieme l’oggetto e il soggetto” (cit. C.B)
…l’Origine del Mondo
…un’Impressione
…Tutto, e forse Niente.
Mi fa sentire maledettamente Bene.
Questo quadro ricopre la quasi totalità di una parete della mia stanza. Io non mi stancherei mai di guardarlo. GEE.

Semplicemente Creep
Era il Febbraio del 1993, io non avevo nemmeno cinque anni. E loro? Loro partorivano questo. Diavolo, non solo questo. Però io adesso mi sento un pò “creep” e, bè, semplicemente eccola. Siccome a me piace maledettamente cantare le canzoni quando mi piacciono, ho messo le parole. Mica per me, eh, io la so. E quindi? Cantate, no? Ah, piccolo appunto: nel video il buon vecchio zio Thom dice “very” al posto di “fucking”. Ah, che discorso che verrebbe fuori sulla censura! Ma non è questa la sede. Loro sono i Radiohead, buon ascolto.
Creep
When you were here before,
couldn’t look you in the eye.
You’re just like an angel,
your skin makes me cry.
You float like a feather,
in a beautiful world
I wish I was special,
you’re so fucking special.
But I’m a creep, I’m a weirdo.
What the hell am I doing here?
I don’t belong here.
I don’t care if it hurts,
I want to have control.
I want a perfect body,
I want a perfect soul.
I want you to notice,
when I’m not around.
You’re so fucking special,
I wish I was special.
But I’m a creep, I’m a weirdo.
What the hell am I doing here?.
I don’t belong here
She’s running out the door,
she’s running,
she run, run, run, run, run.
Whatever makes you happy,
whatever you want.
You’re so fucking special,
I wish I was special,
but I’m a creep, I’m a weirdo.
What the hell am I doing here?
I don’t belong here,
I don’t belong here.
Nuria – 1
Lei non aveva niente.
Chi la incrociava per la prima volta non poteva staccarle gli occhi di dosso. Non capita tutti i giorni di incontrare di persona l’incarnazione della dea Afrodite. Cuscinose labbra rosse, di quel rosso naturale che nessun trucco riesce a simulare. Ma tremavano. Lunghe e folte ciglia capaci di stendere qualunque uomo ad un solo battito. Ma tremavano. I capelli, corti e arruffati, davano l’impressione di non vedere un pettine da parecchi giorni. O forse non sapevano neanche come fosse fatto, un pettine. I capelli, neri, spruzzati qua e là di neve, avevano sicuramente visto tempi migliori. Gli occhi perennemente nascosti da un velo di lacrime. Chiunque avesse guardato quegli occhi per più di dieci secondi sarebbe stato colto da un’improvvisa ed inspiegabile tristezza. Ma nessuno la guardava mai negli occhi. Era la sua maledizione, diceva, la sua condanna per quello che aveva fatto, per le scelte che aveva compiuto.
Lei, Nuria, non aveva niente perchè aveva perso tutto.








