Post banale per i più, significativo per me.

Ne ho scelte undici, di canzoni. So già per certo di aver tralasciato capolavori. So già per certo che mi pentirò di aver inserito un brano piuttosto di un altro.

Ma sono umana e quindi sono sbagliata.

The show must go on.

L’unica cosa che mi vien da dire è.

Enjoy.

“Quello che ho scelto è la mia scelta”

“Sto aspettando un asteroide”

Where is my mind? Non ci sono commenti.

“Ho aperto troppe finestre, e non so da quale buttarmi.
Voglio un nemico fidato, voglio guardarlo negli occhi.
Ci meritiamo le stragi, altro che Alberto Sordi.
Fatemi uscire di casa solo per costituirmi.”

“My hearts a tart, your body’s rent.
My body’s broken, yours is spent.
Carve your name into my arm.
Instead of stressed, I lie here charmed.
Cuz there’s nothing else to do…”

I could sleep
when I lived alone
Is there a ghost in my house?

“se io fossi povero
come un miliardario
che cos’è il denaro per l’anima
è un ladro insaziabile
si annida in essa”

“E il problema ripetevi è che sono stati asfaltati i prati e non i preti”
“I’ve waited hours for this
I’ve made myself so sick
I wish I’d stayed asleep today
I never thought this day would end
I never thought tonight could ever be
This close to me”
Puoi sentire il mio cuore battere come un martello?
Watch things on VCRs, with me and talk about big love
I think we’re superstars, you say you think we are the best thing…
Ah e Buon Natale.
A.S.
Il caffé prima della tempesta.

Luogo: Bologna

Data: 30 Novembre 2010

Motivo della protesta: grave attacco all’università, alla ricerca e al futuro.

30 Novembre ore 11, piazza Verdi, Bologna

Parte il corteo

No al ddl Gelmini. No alla morte dell'università.

Sguardi da una rivolta.

Verso l'autostrada.

Se semini la neve, nascono lampioni.

Camminiamo per un futuro.

Piccola pausa

L'autostrada è vicina.

La A14 è nostra.

"Ma quello è Spiderman?!"

Avanti popolo!

 

Una volta era 110…
Fiume di carne viva. E incazzata.
Siamo in città. Piove. Dalla finestra, il Che ci guarda.
Dopo l’autostrada, tocca bloccare la città. Il corteo prosegue.
Stazione. Polizia. Manganelli. Cariche. Botte.
Lacrimogeni.

Aleida S.

Inspirare.
Espirare.

Inspirare.
Espirare.

Trattenere il fiato.

I seni che si cimentano in una danza ora ritmica, ora irregolare.

Un sussulto.

Non si può smettere di farlo.

Respirare, dico.

E allora respira.

Respiriamo.

Ingresso facoltà di lettere e filosofia, via zamboni numero 38
“La vostra crisi non la paghiamo”
È tempo di rivolta
Noi non ci stiamo più.
Gli studenti protestano
È giunta l’ora di scendere in campo.
Unione.

 

Bologna, 26 Novembre 2010

 

Si, viaggiare.

Andrei ovunque. No, non è vero. Bugiarda. Non andrei a Carrapipi per esempio.
Però ho sempre pensato: non è la meta che conta veramente, ma il viaggio. Come arrivare. Le strade che si percorrono.

“Quante deviazioni
quali direzioni e quali no?
prima di restare in equilibrio per un po’
Sogno un viaggio morbido,
dentro al mio spirito
e vado via, vado via,
mi vida cosi’ sia”

È vero anche che girare il mondo è il mio sogno. Non fermarmi mai.

Un viaggio che ho sempre desiderato fare: attraversare il Sud America per la sua lunghezza. Non ho ancora deciso se dal Messico in giù o al contrario.

In cima alla lista dei viaggi ideali: attraversare il Nord America da Est a Ovest.
Rout 66. On the road.

Ancora.
Il nord Europa. La culla di Odino. Il regno dei Vichinghi. Svezia, in primis. Finlandia. Norvegia. Islanda.

E poi c’è l’Oriente. Il magico Oriente.
Lo spirituale Tibet.
L’antica e potente Cina.
E il Giappone. Ah, il Giappone!

“Mille fuochi accesi
mille sassi sulla via
Mentre un eco piano da lontano
sale su… quaggiù
Un pianto lungo secoli,
che non ti immagini
E polvere di polvere…
di storia immobile”

Se lo facessi davvero il mio spirito mi sarebbe grato a vita.
Se potessi, non farei altro nella vita. Viaggiare. Fotografare. Scrivere.

“Ogni terra un nome
ed ogni nome un fiore dentro me
La ragione esplode
ed ogni cosa va da se”

Cosa c’è di più bello che vivere nel mondo? In fondo non è vero che siamo cittadini del mondo?
Perché la mia terra deve essere solo quella dove sono nata?
La mia terra è la Terra e io voglio viverla.

“La dignità degli elementi
la libertà della poesia,
al di là dei tradimenti degli uomini
è magia, è magia, è magia…”

E se l’Italia non fosse che un’idioteca?

Mi spiego. Prendiamo l’Italia. Vediamola come un contenitore. A forma di stivale, eccetera eccetera. Un contenitore di idioti in bella mostra. Come nell’enoteca ci sono i vini e nella videoteca ci sono i film. Nell’idioteca ci sono gli idioti. Messi lì. Felicemente in mostra. Che ti guardano, ridono, ti prendono e si prendono per il culo.

Ci sono gli idioti che parlano convinti di sfornare perle di saggezza cosmica. Quelli che ti guardano negli occhi e hanno il coraggio di dirti che la verità è una, ed è la loro. Sempre con il sorriso. Sono chiamati anche politici. E sono i peggiori. Perché pensano di essere i migliori. Loro, per fare gli idioti, vengono anche pagati. Profumatamente, aggiungo.

Poi ci sono gli idioti che ci credono davvero a ciò che dicono gli idioti dell’alta casta. E sono i peggiori. Perché pensano di ricevere una ricompensa, un giorno.

Ci sono poi gli idioti leccaculo. Coloro che si prestano ad attività molto discutibili dal punto di vista morale e umano. Coloro che farebbero di tutto (sottolineo “di” e sottolineo “tutto”) pur di ottenere potere, soldi, favori. E sono i peggiori. Punto.

Ci sono poi gli idioti contro. Gli idioti contro, per definizione, sono quella categoria di idioti che si oppone alle categorie precedenti. Perché dunque definirli tali, sorge spontaneo chiedere. Lo sappiamo tutti. Gli idioti contro amano parlare. Parlare. Parlare. Parlare. Parlare. Blablablablabla. E sono i peggiori, perché al momento di trasformare il verbo in fatti si girano tutti dall’altra parte.

Infine, vorrei menzionare l’ultima categoria di idioti. Gli idioti che si sentono idioti. Il sentimento di non appartenenza alla patria. Il rifiuto della degradazione della cultura. Disagiodissidiodisturbo. Frustrazione. Se provi tutto questo, non puoi che sentirti, in qualche modo, idiota. E non sei migliore degli altri idioti.. Perché non accetti di essere idiota come gli altri. Ma ti senti idiota comunque.

Vostra idiotissima,

A.S.

Cos’è Vodkagirl? O meglio, chi è?

Semplice. È il mio personaggio. È la protagonista dell’omonimo fumetto.

Non è un fumetto conosciuto e mai lo sarà, ma è mio. E son contenta.

Lo pubblicherò ogni volta che completerò due tavole. Purtroppo ho problemi con lo scanner, quindi i disegni risulteranno un pò vomitevoli. Spero di risolvere al più presto.

Intanto, beccatevi le prime due tavole (copertina+prima pagina).

Au revoir!

A.S.

Piove. Scende la pioggia dai gonfi occhi.

Occhi color caffé.

Voglio solo stare in pace.

Sorridere. Davvero.

Un trucco da pagliaccio che non si vuole sciogliere.

Sono un triste clown che ride e finge. Cosa finge?

Felicità. Finta allegria, mi distruggi.

Mai più.

Mai più spremuta di occhi, mai più.

Voglio solo sorridere. Mai più male al cuore.

In un sogno ricorrente ci sono io.

Io che squarcio il mio petto e tiro fuori il pulsante muscolo e dico “adesso non fa più male”.

E divento un’ombra. Una sagoma. Un’eterea figura che cammina lungo una strada d’aria.

Mi sono liberata del peso del corpo!

Mai più male. Mai più.

Sarà questa la fine del tunnel?

A.S.

Cosa c’è nel leggero soffio del vento?

Parole. Posso sentire parlare.

Una lingua non mia, certo. Un idioma sconosciuto. Un dialetto incomprensibile.

Parole, non le posso capire. Ma sentimenti, sensazioni, gioie, dolori, li percepisco.

Camminando attraverso la tempesta. La tempesta che lava via, la tempesta che spazza.

Gioie, dolori. Risate, pianti. Non serve ripararsi. Ti colpiranno comunque.

Come la tempesta. E io mi faccio leggera. Trattengo il fiato finché non volo.

Affronto la tempesta con leggerezza.

Mi dicono “è pericoloso” e “non andare” e “non ce la farai”.

Quando ti stanchi di sentire solo voci che capisci, perdersi nell’odioso vento è l’unica via di fuga.

E io mi perdo.

Con leggerezza. Sofisticata leggerezza.

Cos’è Twitter? È un social network come tanti, come troppi. Eppure. Eppure lo ammetto. Da quando ho cominciato ad usarlo (cioé parecchi mesi dopo l’effettiva iscrizione) ho scoperto, interagito e anche conosciuto persone stupende.

All’inizio ero diffidente. Poi la diffidenza ha lasciato spazio alla curiosità. La curiosità è diventata divertimento e assiduità.

Adesso non potrei farne a meno. Non potrei fare a meno di voi. Ecco perché ho deciso di dedicare un FollowFriday post a tutti i miei cinguettanti amici.

Sarà una lunga lista, giàgià.

@goreaux: niente parole. Solo un’intensa melodia. E un bacio :*

@dr_ares: trovare lui è come trovare un tesoro. No, meglio.

@kiactus: non twitta più da un pò. Ma è speciale. Fidatevi.

@gengaro: circola la leggenda che sia mio fratello gemello. Infatti ci odiamo. Ma. Non so che farei senza il mio giamallo.

@janov: tifa Bulls. Io Lakers. A parte questo, è uno dei migliori compagni di twittate notturne. E diurne.

@ZiaFollia e @starsbread: uomini, soccombete al loro fascino e alla loro ironia!

@fairyskull e @francescoonair: l’accoppiata crostatina&formaggino non è mai stata così buona, yum!

@maghetta: …poi con la fantasia e un tocco di magia, maghetta non c’è più streghetta invece ci sei tuuuu!

@_lizina, @ManuVanilla_, @Psylocke_Alex, @Devabole: donne toste e con le palle. E ho detto tutto.

@bruttocaratte, @Nubetossica, @cxunix, @insopportabile, @sb3rla: adoro leggerli.

@WASPSALANDER: il nostro waspino, appassionato di Millennium quanto me ;)

@magogeppe: sono la sua accidentale musa, e ne sono onorata :)

@ilbisbetico, @lady_of_rose, @miparevastrano, @tommyonweb: li ho conosciuti di persona. Sono fantastici :)

@PapiWeb: apprezza la mia “malsanità” e gliene sono grata.

@NonnoNanni: divertente da morire :D

@XtinaLegnini: una ragazza piena di sogni. Spero li possa realizzare tutti.

@lavedovabianca: la mia tesora e co-fondatrice del CVEI!

@ClaudiaBaglioni: twittar di notte con lei è dolce.

@orporick: il prof che ho sempre desiderato e che non ho mai avuto.

@LaMuseP e @3nrico: l’8 giugno vivremo le stesse emozioni.

@SteekHutzee: ogni giorno il suo buongiorno mi accende un sorriso :)

@Lasciatemi, @_eveline_, @Ele0206, @HaleyHam: semplicemente adorabili.

@RocMac83, @_bis, @cippo69, @Lycaone, @edorai: molto molto simpatici!

@ikoichi, @madnessnote: chiacchiere cinematografiche assicurate :)

@Ryozzo: stessa passione per le moto *.*

@maurotoffanin: decisamente indispensabile, nulla da aggiungere.

@LinuxShoe: questo ragazzo mi sta proprio simpatico, sisi.

@julioroberts: eccezionale. Basta guardare il suo avatar!

@GTF78, @moltogatto, @stefanosadv, @salvospampinato, @sguincio, @Giove09, @IlGiova, @MateMar, @danienedotme: gente che conta, fidatevi.

@PTKTheBest: dolcissimo, come lui ce n’è pochi :)

@Darkshewitch, @metotrexato, @Merielis: la parte bella dell’università.

@bcapu: gentile e caro, con un figlio bellissimo :)

Dulcis in fundo, @porcodio: si commenta da solo (lo adoro!).

Sicuramente SICURAMENTE ho dimenticato qualcuno di fondamentale. Ma questa è una lista in progress. E posso aggiornarla quanto mi pare  e piace.

Baci cinguettanti :*

Vostra, @mal_sana

Bello, eh?

Sfatiamo il primo mito.

Farsi bucare la lingua NON FA MALE. Non senti niente. O meglio, senti qualcosa di freddo che ti attraversa il muscolo. A seconda delle persone può anche essere una piacevole sensazione.

I fastidi vengono dopo. Le indicazioni del piercer sono:

- Non si può bere alcol né fumare per i primi 3-4 giorni

- Non si possono mangiare: cose solide, cose troppo calde, cose piccanti, cioccolato. Irritano.

- La lingua gonfierà.

- La lingua diventerà viola/bianca/gialla.

- Bisogna usare un collutorio SENZA ALCOL.

- Non si può praticare sesso orale per le prime 2 settimane.

Ecco il vero momento di panico. Per un attimo sei sul punto di dire stop, basta, non se ne fa più niente, o semplicemente di scappare a gambe levate. Poi resti. Hai sicuramente una faccia da ebete quando pensi “Non si può mangiare niente!”. In realtà non è così. Cosa mangiare dunque?

Consigli:

- Mangiare tanto gelato. È freddo, morbido,  fa sicuramente bene. Evitare i gusti troppo dolci i primi tempi.

- Gli omogeneizzati! Quale grande invenzione. Carne,  frutta, verdura, tutto concentrato in piccoli e comodi vasetti.

- Zuppe. Opportunamente raffreddate, certo. E preferibilmente senza pezzettini. Io consiglio le vellutate Knorr, tipo questa o questa o questa. Sono buone e saziano.

- Latte, yogurt, formaggi freschi morbidissimi non si risparmiano. La parola d’ordine è freschiemmorbidi.

- Succhi di frutta e frullati ammaifinire.

Ho dimenticato qualcosa? Mi sembra di no.

Per quanto riguarda l’igiene, consiglio di lavare i denti ogni volta che si consuma un pasto. Gli sciacqui con il collutorio (ripeto, deve essere senza alcol!) vanno fatti dopo i tre pasti principali (colazione, pranzo e cena). Un buon collutorio è l’Alovex. Ha un effetto cicatrizzante (viene usato per le lesione tipo l’afte).

Ah, piccola aggiunta: i primi 3-4 giorni parlerete come dei deficienti per via della lingua gonfia. Perché gonfierà. Infatti il piercer vi metterà una prima sbarra che è molto lunga appunto per lasciare spazio alla lingua che diventerà circa una bistecca. Poi vi dirà di tornare dopo 2 settimane per cambiare con una barra più corta. Io dico: aspettate almeno 3 settimane. Non si è mai troppo sicuri.

Se tutto va bene, dopo una settimana o poco più potrete ricominciare a mangiare e a parlare normalmente.

Mi raccomando, sempre attenti, non siate superficiali. Ne va della vostra salute!

Curate, curate, curate!

A.S.

Bianchennero mascherato...

Bianchennero mascherato da…

Immagini

E fotogrammi

Frammenti infinitesimali

- Scorrono

Uno dopo l’altro

- Stupiscono

Tac. Tac. Tac.

- Passano

E tac.

…Arlecchino (tutto è bello, tutto è sgargiante!)

Lucidi bagliori

i volti su quelle pagine

(gialle pagine)

sono scuri

(vecchie pagine)

sono opachi.

Eccoli, i vecchi giovani

i ragazzi vissuti dagli

sguardi sfuocati.

Vedo un bianchennero

mascherato da Arlecchino

(tutto è bello, tutto è sgargiante!)

Vedo notte, nera notte

Notte senza stelle

Notte buia camuffata da lieve giornata di sole

Senza luci

Senza gioie

né dolori

Notte buia camuffata

da lieve giornata di sole.

Il sole.

Lo associo alla solitudine.

Che ingrata.

Nessuna sorpresa.

A.S.

Non è vero che ognuno di noi è una persona sola.

A.S.

I sense there’s something in the wind
That feels like tragedy’s at hand
And though I’d like to stand by him
Can’t shake this feeling that I have
The worst is just around the bend

And does he notice my feelings for him?
And will he see how much he means to me?
I think it’s not to be

What will become of my dear friend?
Where will his actions lead us then?
Although I’d like to join the crowd
In their enthusiastic cloud
Try as I may, it doesn’t last

And will we ever end up together?
no, I think not, it’s never to become
For I am not the one.

Il cielo sta per cadere. Cielo.
Il cielo sta cadendo. Su di me, proprio su di me.
Io lo sto guardando venire giù.
Scende piano. È tanto. Proprio tanto, troppo.
Tutto azzurro. E nero. E giallosole. E rossodisera.
È meraviglioso.
Vedo gli arcobaleni e li posso quasi toccare.
Sento le nuvole, le posso assaggiare.
Il cielo sta cadendo e io sono sola.
Lo aspetto.
Il cielo sta cadendo.
A cosa penso?

“Finalmente”

A Kiactus, per la meravigliosa domanda che ha fatto nascere questo post.
Aleida S.

Esattamente 365 giorni fa ho scritto nel vecchio blog (tenerissimo, la Coperta di Linus) un pezzo sulla giornata dedicata alla donna.

Per chi se lo è perso, riporto il link. Si, lo so, sono troppo pigra per riscriverlo. Via, vi do persino la possibilità di farvi un giro nell’antico covo dei miei pensieri. Quindi preparatevi ad essere inondati da una marea di cavolate.

Non mi dilungo.

Eccolo, il link —>  Ci sono donne che, invece di un rametto di mimosa, vorrebbero fosse loro regalata la libertà
Buonanotte

Aleida.

Tu potresti essere la mia scelta
inconsapevole di vivere la mia vita interamente
Tu potresti essere l’unico che amerei per sempre.
Tu potresti essere l’unico che ascolta le mie più profonde inquisizioni
Tu potresti essere l’unico che amerei per sempre.

Sarò lì il più presto possibile
ma sono impegnata a ricucire i pezzi rotti della vita che avevo prima.

Prima c’è stato quello che ha messo a dura prova
tutti i miei sogni e il mio equilibrio.
Non potrebbe mai essere valido come te.

Tu potresti essere la mia scelta inconsapevole
di vivere la mia vita per esteso
Tu doresti essere l’unico che amerei per sempre.

E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso a’ miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.


Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.


Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.


Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.


Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento . . .


È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

Volevo scrivere un pezzo sulla cenere.

Mi alzo dalla sedia tremolante. Sbuffo.
Eppure ce l’avevo! Cinque, sei giorni fa, lo ammetto. Ma era li, li, li, nella mia testolina fusa.

C’era e mi è sfuggito. Andato. Volato. Come cenere al vento.

Quando non ricordo più, quando comincio a perdere le parole, arrossisco, mugulo, faccio una bella spremuta d’occhi.

Cosa sto diventando? Cosa stiamo diventando?

Com’ero prima di adesso? Come sarò dopo?

Amo leggere.

Fino a qualche anno fa divoravo libri. Famelica. Instancabile. Finito uno, ne comincio un altro. Contemporaneamente, un altro.

Non ci si credeva.

Adesso. Adesso… Ecco, spremuta d’occhi in arrivo. No, fermati, non piangere. Fermati.
“Stringi i denti e vai avanti”.
“Perché è quello che vuoi fare, no? NO?”
Io ci penso, al futuro. Mi fa paura. Però ci penso, perché comunque arriverà e dipenderà solo dalle scelte che farò.
Altro che destino. Non è scritto niente. Nulla. Nada. Nisba.
Io immagino il futuro come una linea. Non una linea retta, rigida, della serie diosolosacomesifaapiegarla.
Immagino una linea morbida e malleabile, dai colori cangianti. Una specie di arcobaleno nastriforme.
Che può anche svanire. La direzione del nastro dipende dalle scelte che facciamo. Dalla strada che intendiamo intraprendere.
Un bivio.
“Dove vado?”
Sai che la tua vita potrebbe cambiare totalmente. Ed è sempre difficile tornare indietro.
È una cosa buona? È una cosa cattiva? Chillosà.

Che poi, se vogliamo dirla tutta, esiste il bene assoluto? O il male assoluto?
No, certo che no. Lo sapete, lo sappiamo, lo sanno.
Tra bianco e nero c’è una consistente scala di grigi.
Tra infrarosso e ultravioletto ci sono millemila colori.

Vogliamo viverli?

A.S.

Ho sentito il freddo metallo tra le coste insinuarsi

E docilmente posarsi sul pulsante miocardio.

Sembra una colomba,

Che silenziosa plana

E leggera poggia

Su uno scheletrico ramo ritorto

Stagliato contro il grigiore

Di una giornata che nulla promette,

Se non cattivi presagi.

Una goccia. Poi un’altra.

E un’altra, e un’altra, e ancora un’altra.

Si apre una ferita tra le figure del cielo.

C’è un drago che sanguina.

La colomba spaventata fugge,

Goffamente agita le bianche piume

In un disperato tentativo di prendere il volo.

Una spinta, e abbandona il gentile

Braccio rinsecchito che le aveva

Concesso un infinitesimale ma

Confortante riposo.

Non è leggera, stavolta, non silenziosa.

Si sente. E il ramo oscilla.

Le foglie cadono.

La lama attraversa l’ignaro muscolo.

Non è leggera, stavolta, non silenziosa.

Si sente. Uno schizzo.

E dolore, tanto dolore.

Un dolore che sa di solitudine,

delusione, stanchezza.

Rassegnazione.

Amarezza.

Io amo la vita ma la odio.

Perché la odio, mi chiedi?

Semplice. Limpido.

Lei odia me.

E dunque io la odio,

Pur segretamente

Amandola alla follia.

A.S.

Sarà difficile stilare una classifica del genere. Troppo assoluta.

Ci proverò. E se cambio idea, stilerò un’altra classifica. Semplice.

Qui, ad ogni voce ho aggiunto una piccola motivazione che mi ha portato a preferire una serie piuttosto che un’altra.

Cominciamo!

Top 5 telefilm più belli degli ultimi anni:

1. Scrubs, perché è divertente e geniale.

2. Lie to me, perché è intelligente e incentrato sulla psiche.

3. The Big bang theory. NERD. Ho detto tutto.

4. Dexter, perché è malato.

5. Californication, il protagonista è uno scrittore e fa sesso dalla mattina alla sera. Non vi basta?

Probabilmente tu…

…Così maledettamente tanto

che pensare di vivere senza poter

assaporare le tue labbra,

inebriarmi del tuo odore,

godere delle tue mani,

senza averlo mai fatto, nemmeno una volta,

mi distrugge,

mi spappola le budella,

mi schiaccia le orecchie,

mi strappa la pelle,

brucia ogni singola fibra del mio corpo.

Follia. Lo so.

Fino a ieri non era niente, o quasi.

Oggi mi uccide. Qualunque cosa sia. Mi uccide.

Mi vergogno. Non ti merito.

Vergogna.

Vergogna.

Stupida.

Stupida.

Stupida.

Ho paura.

Ho capito una cosa di me. Sono fragile. E per quanto mi sforzi di essere forte, riuscendoci pure certe volte, dentro di me, tra i visceri e i vasi del mio corpo, sono fragile. Non mi spezzo, no. Non mi piego, non cado.

Mi rompo. Come un bicchiere di cristallo, esplodo in piccole schegge acuminate. Soffoco.

Però i bicchieri di cristallo possono anche emettere suoni bellissimi. Basta capire come fare. Magari all’inizio è più difficile, ma piano piano, con un pò di pazienza, sarà sempre più facile e il suono che uscirà sarà limpido. Perfetto.

Io sono Vicious. In verità non è il mio vero nome, ma ormai tutti mi conoscono in questo modo. A che servirebbe sapere la mia vera identità?

A.S.

La guerra.

Che cos’è la guerra? È quella che si studia al liceo?

Cazzate. La scuola presenta la guerra come un arido fatto storico e costringe lo studente ad imparare date su date su date, un elenco di date, tanto lungo quanto inutile. E lo studente che fa? Cosa può fare? Le impara a memoria, se è puntiglioso e punta ai bei voti. Altrimenti, amen.

Io però non ci dormo la notte. Penso alla guerra, ai perché; penso a loro, ai soldati, bianchi, neri gialli, rossi e verdi; penso a quelli che sono andati a morire per una causa che non li apparteneva e a quelli che sono tornati, cambiati per sempre. Penso alla gente, agli uomini e alle donne che vivono nel terrore di essere bombardati da un momento all’altro, penso a tutti quei bambini che rischiano di morire ogni volta che vanno semplicemente a giocare. Il gioco! Cosa c’è di più semplice, innocente e naturale di un gioco per un bambino?

Non riesco a liberarmi da questi pensieri.

Non voglio liberarmi di questi pensieri.

A.S.

Può capitare che ti si spezzi il cuore…In mille pezzi, e mille ancora.

E ti sembra di essere ancora un’adolescente stupida, ti odi perché non sei qualcun altro, ti odi perché sei tu, perché non c’è niente che vada bene, perché tutto cade in frantumi, la fredda maschera che hai costruito, quella che ti faceva apparire forte e decisa, quella maschera si lacera, si strappa, ed ecco che spuntano dal buio due puntini luminosi, lucidi, bagnati, due occhi impauriti, piene di lacrime, di anni di lacrime pronti ad essere versati tutti insieme in un istante, un unico devastante istante.

Può capitare.

Di sentirti una merda.

Di non piacere.

Di non piacerti.

E…

When you love someone but it goes to waste
could it be worse?

A.S.

Caro Babbo Natale,

sappi innanzitutto che io ci credo che tu esisti.
Da qualche parte nel mondo, ci sarà pure qualche grassone ubriaco che regala beni inutili alla società in sella a un cassonetto/scatolone trainato da un paio di quadrupedi non meglio identificati (che, per quanto mi riguarda, potrebbero anche essere tripedi, o bipedi o strisciare anche). No? Senti, come si fa piuttosto a credere a un fantomatico essere ultraterreno che si dice abbia creato il mondo in sette giorni e di cui dobbiamo avere timore perché se facciamo i monelli ci punisce!
Ci intendiamo, Babbo? Oh, come preferisci essere chiamato? A me piace Babbo. Se per te va bene, continuerò a chiamarti così. Okay.
Dunque, caro Babbino (si, sei appena diventato Babbino), mica tu sei tanto diverso da Dio! Anche tu, se ti fanno uscire dai gangheri, infliggi la tua giusta punizione. Niente regali ai bambini cattivi. Rischi che si corrono, Babbino. Sempre meglio di “se sei cattivo Dio ti manda all’Inferno”. Ma che razza di minaccia è??? È più tangibile la tua, quella dei regali. E li si che me la facevo sotto quando ero bambina.
Complimenti, sei più ganzo di Dio, Babbino. Ti manca solo di sacrificare tuo figlio sulla sedia elettrica (ormai le croci non vanno più di moda). Poi sei a posto, fidati.
Babbino, io non ti chiederò niente. Gioisci. Fattelo tu un regalo, quest’anno.

Merry Christmas,

A.S.

Dedico questo post (e quelli sullo stesso tema che seguiranno) a un libro, un brillante libro, la cui lettura ha impegnato un’intera giornata della mia estate. Mai tempo fu speso in maniera migliore.

Scimmiottando il protagonista, Rob Fleming, 35 anni, propietario di un negozio di dischi, la vita segnata dalle delusioni amorose e dalla musica, stilerò le mie personali Top 5.

Cominciamo subito con la prima.

Top 5 delle canzoni delle quali non posso fare a meno in questo periodo:

1. Fix you, dei Coldplay

2. No surprises, dei Radiohead

3. Un medico, di Fabrizio de André

4. Letter to myself, degli A Toys Orchestra

5. Yellow, dei Coldplay

A.S.

Finalmente pubblicata una nuova ricetta sulla rubrica V for Vegetarian!

Il protagonista è sempre il seitan, ma stavolta ve lo presento in una veste diversa.

Piatto semplice e sfizioso, ecco a voi il seitan all’aceto balsamico!

Enjoy it,

A.S.

“Pace è

seguire il lento fluttuare

di una foglia ingiallita

che abbandona le secche dita

ormai stanche e spoglie

di un vecchio eremita

ancor imponente,

seppur a un passo dalla morte,

ancora forte.

Pace è

il lamento di

Karma police

quando la foglia dorata

plana lieve sul canale

docilmente carezzata

dalla fresca aria autunnale.

A.S.

…un ultimo saluto.

aldamerini

Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009)

Cosa significa essere medici?

Quali sono le regole da rispettare?

Chi è il paziente?

Qual è il limite che non si deve superare quando ci si rapporta col paziente?

Fino a che punto un medico si può far coinvolgere nella storia di una persona?

Ogni giorno (o quasi), prima di aprire un qualsiasi libro di studio io mi faccio queste domande. Do una rapida occhiata alle pagine, migliaia e migliaia, le sfoglio. Migliaia di pagine con miliardi di parole. Mi chiedo se ne vale la pena. Non sempre la risposta è positiva. La pazienza è spesso messa a dura prova.

Poniamo che sia uno di quei giorni in cui mi dico che si, ne vale la pena. Mi chiedo allora cosa voglio diventare, che tipo di medico voglio essere, come mi dovrò comportare con i pazienti.

Ecco, nel momento stesso in cui la mia testa si riempie di questi interrogativi, e di altri del genere, io mi incazzo. Si, e sapete perché? Perché semplicemente non mi interessano. Perché l’unica cosa che mi interessa è curare la gente. Neanche salvare vite. È un controsenso, non si può salvare una vita, a meno che qualcuno non abbia inventato l’elisir dell’immortalità, e allora sì che è possibile, ma a quanto mi risulta ciò non è avvenuto. Al massimo si può cercare di tardare il più possibile la morte.

Io voglio solo avere cura della gente. Non voglio nient’altro. Niente carriera, niente regali…Davvero, ho maturato una certa intolleranza nei confronti dei costosissimi cesti che la gente manda in sacrificio (in genere a Natale) per ringraziare e propiziarsi il dio-medico. Magari non fanno la spesa per una settimana, ma il regalo costoso al dottore, quello si fa! Sennò poi pare male…E se si offende? La sua ira si abbatterà su tutti voi, attenti, dunque, inutili mortali!

Ma stiamo scherzando? Nei miei sogni il medico non porta il camice, il medico è una persona e non un dio, il medico sta in mezzo ai pazienti e conosce le loro storie. Il medico È un paziente. Come nel film Il grande cocomero, visto giusto ieri in facoltà. Non che la figura del medico incarnata dal protagonista, Arturo (interpretato da Sergio Castellitto) sia totalmente positiva, anzi. Ci si dovrebbe ancora lavorare su, e parecchio. Ma è un inizio. Lui non porta il camice. Si capisce fin da subito che è diverso. Diverso come persona, diverso l’approccio lavorativo, diversa la motivazione “che lo spinge ad alzarsi tutte le mattine”. Però è incredibilmente solo. Poi arriva Pippi, quella bambina così chiusa e riservata, scontrosa, diffidente. Un pò come lui. Arturo si interessa alla sua storia. E la cura. Ma soprattutto lei, Pippi, cura Arturo.

Nei mei sogni non c’è un medico più importante di un altro. Nei miei sogni i medici sono medici per passione.

Sembra un idillio, la mia idea, ma non lo è. Se fosse un idillio non esisterebbe la morte e invece il medico, nei miei sogni, ha a che fare con lei ogni giorno.

Sembra un’utopia, la mia idea. E infatti è così.

Perché in realtà, chi ha dei sogni, chi ha degli ideali, in questa società non sopravvive. O si adatta o soccombe.

Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.

Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore,
perché i ciliegi tornassero in fiore.

E quando dottore lo fui finalmente
non volli tradire il bambino per l’uomo
e vennero in tanti e si chiamavano “gente”
ciliegi malati in ogni stagione.

E i colleghi d’accordo i colleghi contenti
nel leggermi in cuore tanta voglia d’amare
mi spedirono il meglio dei loro clienti
con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale:
ammalato di fame incapace a pagare.

E allora capii fui costretto a capire
che fare il dottore è soltanto un mestiere
che la scienza non puoi regalarla alla gente
se non vuoi ammalarti dell’identico male,
se non vuoi che il sistema ti pigli per fame.

E il sistema sicuro è pigliarti per fame
nei tuoi figli in tua moglie che ormai ti disprezza,
perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve,
l’etichetta diceva: elisir di giovinezza.

E un giudice, un giudice con la faccia da uomo
mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione
inutile al mondo ed alle mie dita
bollato per sempre truffatore imbroglione
dottor professor truffatore imbroglione.

Sinceramente, preferirei l’esilio.

A.S.

Può un film regalare emozioni tanto profonde?

Può un semplice attore comunicare dei sentimenti così forti?

Può una storia di sesso essere così maledettamente romantica?

Cos’è l’amore? Forse è il sesso consumato con una persona di cui non sai niente.

Forse un tango ballato poco prima di morire. ultimotango

Forse.

Quando un film, una di quelle cose fatte di immagini fisse incollate una di seguito all’altra, che si susseguono, dando l’impressione che i personaggi si muovano come se stessero lì davanti a te proprio in quel momento, ecco, quando una cosa così riesce a travolgerti e a coinvolgerti tanto…bé, è bello. Fa sentire bene. Più ricchi.

Quo vadis, baby?

 

A.S.

 

Ps: grazie, M. :)

 

Durante una lezione di anatomia ho fatto una scoperta agghiacciante:

NON SI PUÒ SMETTERE DI RESPIRARE.

Spiego meglio: se, per esempio, decidi di trattenere il respiro fino a morire, nonostante la tua ferma volontà, non puoi farlo. Il corpo non te lo permette. Non si può! Non si può, non si può, non si può! NON SI PUÒ!

L’esperiblog sta crescendo!

Ecco una nuova rubrica tutta da scoprire e, perché no, da sviluppare insieme: V for Vegetarian.

Qualsiasi tipo di suggerimento è ben accetto.

Che aspettate? Fatevi un giro!

(Il link lo trovate accanto a quello del progetto “Il Bacio nell’Arte”)

A.S.

È finalmente uscito il secondo articolo del progetto “Il Bacio nell’Arte”!

Il protagonista di questo appuntamento è un italiano, Francesco Hayez, con il suo “Bacio” (forse più celebre dello stesso pittore!).

Vi invito quindi a visitare la pagina (il link, ricordo, è in alto!).

A.S.

Disse: «Perché l’unica frontiera che ci rimane è il mondo dell’intangibile, le idee, le storie, la musica, l’arte.»

Disse: «Perché la realtà non arriva mai dove può spingersi l’immaginazione.»

Buon compleanno, John.

Liverpool, 9 ottobre 1940 – New York, 8 dicembre 1980

Liverpool, 9 ottobre 1940 – New York, 8 dicembre 1980

Mentre il nostro amatissimo e rispettabilissimo premier diviene famoso per le sue peripezie tra escort e prostitute, lodi anticostituzionali e processi penali, dall’altra parte del mondo, in un’altro paese, un altbarack_obama_thumbro Presidente si distingue per ben altre cose. Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti d’America, riceve oggi il premio Nobel per la Pace. Ochei, può essere più o meno condivisibile. Forse è ancora troppo presto. Forse è troppo giovane, bello e abbronzato. Forse se lo meritava di più qualcun altro. Io comunque lo rispetto. E sarei abbastanza orgogliosa di avere un Presidente del genere. Quindi, auguri Barack, tanto di cappello.

Ah, sapete, anche Silvio si era candidato per ricevere questo nobile premio. No, purtroppo non è una barzelletta.

chegue

Rosario, 14 Giugno 1928 - La Higuera, 9 Ottobre 1967

Quarantadue anni fa moriva Ernesto Guevara, detto il “Che”.

Moriva un guerriero, un’icona.

Ma soprattutto moriva un uomo che ha avuto il coraggio di guardarsi intorno a testa alta e con gli occhi ben aperti, e quello che ha visto non gli è piaciuto, no. E lui che fa? Si volta dall’altra parte? Finge di non aver visto? No. Ernesto “Che” Guevara, lui prende le armi e combatte. Combatte per una guerra che non sarebbe sua, ma che in realtà è di tutti. Che Guevara è argentino e se ne va a Cuba. Perché mai, si chiede Medioman. Perché l’ingiustizia non ha bandiera. I soprusi non hanno colore.

Il Che, insieme a Fidel e ad altri uomini e donne coraggiosi, ha saputo fare una rivoluzione, portarla avanti e vincerla.

Quarantadue anni fa moriva un uomo con degli ideali veri, con dei principi forti, con il coraggio di chi non ha paura di morire per tutto ciò in cui crede. Hasta la victoria.

Il lodo Alfano è anticostituzionale

Bella scoperta.

Ma, come si suol dire, meglio tardi che mai, no?

Adesso speriamo che arrivino presto le ELEZIONI ANTICIPATE.

Credo di parlare a nome della maggior parte degli italiani quando dico:

SILVIO, CI HAI ROTTO I COGLIONI.

Ansia.

Ansia.

Respira, mi dicono. Respira. Sto respirando, cazzo, non lo vedi? Ci provo, almeno. Respiro, ma non mi basta. Non basta l’aria. Arriva ai polmoni e in un secondo sfugge.

Ancora, ancora, ancora.

Calmati, pensa a qualcosa di ripugnante. Inorridisci. Pensa a qualcosa di buffo. Ridi.

Distraiti. Bella, se non pensi a qualcosa, qualunque cosa che sia vagamente buffa, divertente o estremamente idiota o schifosamente putrida, tu muori. No, non pensare a quanto sei patetica.

Mi sembra di poter vedere la scena dall’alto, come se fossi fuori dal mio corpo. O meglio, la immagino, perché purtroppo sono sveglia e, no, neanche l’esperienza di pre-morte mi è concessa.  Il mio petto si solleva a intervalli brevi e irregolari, scatta verso l’alto, poi ritorna di colpo in basso. Tumptumptutututump…

Da sottofondo a questo patetica scenetta, il mio osceno ansimare in cerca di quell’aria che sembra essere sparita. Ma se non c’è aria, cosa c’è? Esiste il vuoto?

Non cadere. «Coricati, distenditi, alza le gambe, respira, piano, calma, calma, calma». Calma. Calma un corno. Che volete? Lasciatemi in pace!

Penso ai quadri che non dipingerò mai.

Ai racconti che non scriverò mai.

Ai fumetti che non farò mai.

Alla musica che non ascolterò.

Al blog che abbandonerò.

Ai posti che non vedrò.

Ansia. E paura. Non mi calmo. Non mi calmo.

Non mi calmo.

A.S.

“Abbottonandomi le braghe corte le ho detto: «La verità è che forse vorrei solo volerti bene».

E con entrambe le mani sulla testa, sistemandosi il cervello nero di capelli, Paige ha detto: «Forse il sesso e l’affetto non si escludono a vicenda».

E io ho riso. Con le mani che annodavano il fazzoletto da collo le ho detto: sì, invece. Sì che si escludono a vicenda.”

choke


“L’arte non nasce mai dalla felicità”


=Soffocare=

peppinoi« Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente! »


da “I Cento Passi”

impastato

mafalda7- Prima via la targa. Si, dico quella che c’era in biblioteca, già non ricordi più? Eppure sembravi indignato! Comunque, dicevo, hanno sradicato anche l’albero, pensa! Sisi, quell’ulivo piantato per onorare la sua memoria. Come “e adesso”? È chiaro. Adesso ci indignamo e protestiamo. Non si può lasciare che un sindaco leghista (di merda) a cui brucia il culo faccia icche gli pare quando gli pare e come gli sconfinfera. No, vabbè, per l’ulivo non è stato lui di persona. Ha solo scatenato il gesto. È ovvio che ad ogni azione corrisponde una reazione. A quanto ne so io, i profanatori di targhe vengono arrestati. Il “signor” Cristiano Aldegani, sindaco di Ponteranica in provincia di Bergamo, ha profanato la targa dedicata a Peppino Impastato. Viva, viva l’Italia, viva il Bel Paese, dove persone che hanno combattuto la mafia e sono MORTE per questo valgono meno delle escort di Silvio Berlusconi! -



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