Ansia.

Ansia.

Respira, mi dicono. Respira. Sto respirando, cazzo, non lo vedi? Ci provo, almeno. Respiro, ma non mi basta. Non basta l’aria. Arriva ai polmoni e in un secondo sfugge.

Ancora, ancora, ancora.

Calmati, pensa a qualcosa di ripugnante. Inorridisci. Pensa a qualcosa di buffo. Ridi.

Distraiti. Bella, se non pensi a qualcosa, qualunque cosa che sia vagamente buffa, divertente o estremamente idiota o schifosamente putrida, tu muori. No, non pensare a quanto sei patetica.

Mi sembra di poter vedere la scena dall’alto, come se fossi fuori dal mio corpo. O meglio, la immagino, perché purtroppo sono sveglia e, no, neanche l’esperienza di pre-morte mi è concessa.  Il mio petto si solleva a intervalli brevi e irregolari, scatta verso l’alto, poi ritorna di colpo in basso. Tumptumptutututump…

Da sottofondo a questo patetica scenetta, il mio osceno ansimare in cerca di quell’aria che sembra essere sparita. Ma se non c’è aria, cosa c’è? Esiste il vuoto?

Non cadere. «Coricati, distenditi, alza le gambe, respira, piano, calma, calma, calma». Calma. Calma un corno. Che volete? Lasciatemi in pace!

Penso ai quadri che non dipingerò mai.

Ai racconti che non scriverò mai.

Ai fumetti che non farò mai.

Alla musica che non ascolterò.

Al blog che abbandonerò.

Ai posti che non vedrò.

Ansia. E paura. Non mi calmo. Non mi calmo.

Non mi calmo.

A.S.

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