Ho sentito il freddo metallo tra le coste insinuarsi

E docilmente posarsi sul pulsante miocardio.

Sembra una colomba,

Che silenziosa plana

E leggera poggia

Su uno scheletrico ramo ritorto

Stagliato contro il grigiore

Di una giornata che nulla promette,

Se non cattivi presagi.

Una goccia. Poi un’altra.

E un’altra, e un’altra, e ancora un’altra.

Si apre una ferita tra le figure del cielo.

C’è un drago che sanguina.

La colomba spaventata fugge,

Goffamente agita le bianche piume

In un disperato tentativo di prendere il volo.

Una spinta, e abbandona il gentile

Braccio rinsecchito che le aveva

Concesso un infinitesimale ma

Confortante riposo.

Non è leggera, stavolta, non silenziosa.

Si sente. E il ramo oscilla.

Le foglie cadono.

La lama attraversa l’ignaro muscolo.

Non è leggera, stavolta, non silenziosa.

Si sente. Uno schizzo.

E dolore, tanto dolore.

Un dolore che sa di solitudine,

delusione, stanchezza.

Rassegnazione.

Amarezza.

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