Volevo scrivere un pezzo sulla cenere.

Mi alzo dalla sedia tremolante. Sbuffo.
Eppure ce l’avevo! Cinque, sei giorni fa, lo ammetto. Ma era li, li, li, nella mia testolina fusa.

C’era e mi è sfuggito. Andato. Volato. Come cenere al vento.

Quando non ricordo più, quando comincio a perdere le parole, arrossisco, mugulo, faccio una bella spremuta d’occhi.

Cosa sto diventando? Cosa stiamo diventando?

Com’ero prima di adesso? Come sarò dopo?

Amo leggere.

Fino a qualche anno fa divoravo libri. Famelica. Instancabile. Finito uno, ne comincio un altro. Contemporaneamente, un altro.

Non ci si credeva.

Adesso. Adesso… Ecco, spremuta d’occhi in arrivo. No, fermati, non piangere. Fermati.
“Stringi i denti e vai avanti”.
“Perché è quello che vuoi fare, no? NO?”
Io ci penso, al futuro. Mi fa paura. Però ci penso, perché comunque arriverà e dipenderà solo dalle scelte che farò.
Altro che destino. Non è scritto niente. Nulla. Nada. Nisba.
Io immagino il futuro come una linea. Non una linea retta, rigida, della serie diosolosacomesifaapiegarla.
Immagino una linea morbida e malleabile, dai colori cangianti. Una specie di arcobaleno nastriforme.
Che può anche svanire. La direzione del nastro dipende dalle scelte che facciamo. Dalla strada che intendiamo intraprendere.
Un bivio.
“Dove vado?”
Sai che la tua vita potrebbe cambiare totalmente. Ed è sempre difficile tornare indietro.
È una cosa buona? È una cosa cattiva? Chillosà.

Che poi, se vogliamo dirla tutta, esiste il bene assoluto? O il male assoluto?
No, certo che no. Lo sapete, lo sappiamo, lo sanno.
Tra bianco e nero c’è una consistente scala di grigi.
Tra infrarosso e ultravioletto ci sono millemila colori.

Vogliamo viverli?

A.S.

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