Archivi per la categoria: Racconto storie

Cos’è Vodkagirl? O meglio, chi è?

Semplice. È il mio personaggio. È la protagonista dell’omonimo fumetto.

Non è un fumetto conosciuto e mai lo sarà, ma è mio. E son contenta.

Lo pubblicherò ogni volta che completerò due tavole. Purtroppo ho problemi con lo scanner, quindi i disegni risulteranno un pò vomitevoli. Spero di risolvere al più presto.

Intanto, beccatevi le prime due tavole (copertina+prima pagina).

Au revoir!

A.S.

Ho capito una cosa di me. Sono fragile. E per quanto mi sforzi di essere forte, riuscendoci pure certe volte, dentro di me, tra i visceri e i vasi del mio corpo, sono fragile. Non mi spezzo, no. Non mi piego, non cado.

Mi rompo. Come un bicchiere di cristallo, esplodo in piccole schegge acuminate. Soffoco.

Però i bicchieri di cristallo possono anche emettere suoni bellissimi. Basta capire come fare. Magari all’inizio è più difficile, ma piano piano, con un pò di pazienza, sarà sempre più facile e il suono che uscirà sarà limpido. Perfetto.

Io sono Vicious. In verità non è il mio vero nome, ma ormai tutti mi conoscono in questo modo. A che servirebbe sapere la mia vera identità?

A.S.

Ansia.

Ansia.

Respira, mi dicono. Respira. Sto respirando, cazzo, non lo vedi? Ci provo, almeno. Respiro, ma non mi basta. Non basta l’aria. Arriva ai polmoni e in un secondo sfugge.

Ancora, ancora, ancora.

Calmati, pensa a qualcosa di ripugnante. Inorridisci. Pensa a qualcosa di buffo. Ridi.

Distraiti. Bella, se non pensi a qualcosa, qualunque cosa che sia vagamente buffa, divertente o estremamente idiota o schifosamente putrida, tu muori. No, non pensare a quanto sei patetica.

Mi sembra di poter vedere la scena dall’alto, come se fossi fuori dal mio corpo. O meglio, la immagino, perché purtroppo sono sveglia e, no, neanche l’esperienza di pre-morte mi è concessa.  Il mio petto si solleva a intervalli brevi e irregolari, scatta verso l’alto, poi ritorna di colpo in basso. Tumptumptutututump…

Da sottofondo a questo patetica scenetta, il mio osceno ansimare in cerca di quell’aria che sembra essere sparita. Ma se non c’è aria, cosa c’è? Esiste il vuoto?

Non cadere. «Coricati, distenditi, alza le gambe, respira, piano, calma, calma, calma». Calma. Calma un corno. Che volete? Lasciatemi in pace!

Penso ai quadri che non dipingerò mai.

Ai racconti che non scriverò mai.

Ai fumetti che non farò mai.

Alla musica che non ascolterò.

Al blog che abbandonerò.

Ai posti che non vedrò.

Ansia. E paura. Non mi calmo. Non mi calmo.

Non mi calmo.

A.S.

Prendiamo una ragazza, che ha passato l’ennesima giornata peggiore della sua vita.

Prendiamo un ragazzo, che sicuramente non se l’è passata meglio.

Ora, mettiamoli nella stessa casa.

È un periodo brutto per entrambi, cazzo se lo è. Ma non se lo dicono, no.

Lei è sempre così sorridente, sembra quasi scema. Si, scema, ma in senso buono, eh. È carina. No, è affascinante. No. È bella. E sorride sempre. Tranne che al buio. Nella solitudine della sua camera lei pensa a come potrebbe morire.

Lui è tutto occhi. Che occhi. Dice tante cose, a volte. Altre sta zitto, ma parla con gli occhi. Gli piace scherzare, eheh.

Poi una sera dice che è depresso. La butta un pò così. Lo sguardo fisso, ma non guarda la ragazza che sta lì. “Ti capisco”, riesce a dire lei. Vorrebbe dire di più. Anche lei lo è, depressa. Lui ha già fatto i piatti, possono mangiare. Si, ogni tanto mangiano insieme. Cucina sempre lui. Lei, come il resto delle ragazze, accende i fornelli giusto per bollire qualcosa. Però una volta ha preparato lei, si è impegnata, e lui sembra aver gradito.

Dunque, un piatto di pasta, del buon vino, e parole parole parole, che non significano niente. Lei si chiede fino a che punto può decidere di non respirare. Poi si rivolge a lui, gli domanda se vuole vedere un film.

“No, direi di no”. Vabbè, non proprio così, ma ci si avvicina parecchio.

“…”

“Scusa, sono un pò acido oggi. E in genere non chiedo scusa per essere acido, quindi goditi il momento”

“Sei basofilo”

“Eh?”

“Sei acido, quindi basofilo. Guarda che non è un’offesa, è solo un modo più carino per dire che sei acido”

“Ah. Vabbè dai, un pezzettino di film ce lo possiamo vedere”

Ma poi il basofilo decide che è meglio di no. No, perché non è il momento. No, facciamo quando sto meglio. Lei sorride, come sempre. Sorride, annuisce, accetta.

Morale: un basofilo non può diventare un neutrofilo, ma può convertire i neutrofili con cui viene a contatto in basofili ancora più basofili di quanto sia basofilo lui.

Tipico esemplare di basofilo che tenta di confondersi tra la folla

Tipico esemplare di basofilo che tenta di confondersi tra la folla

Lei non aveva niente.

Chi la incrociava per la prima volta non poteva staccarle gli occhi di dosso. Non capita tutti i giorni di incontrare di persona l’incarnazione della dea Afrodite. Cuscinose labbra rosse, di quel rosso naturale che nessun trucco riesce a simulare. Ma tremavano. Lunghe e folte ciglia capaci di stendere qualunque uomo ad un solo battito. Ma tremavano. I capelli, corti e arruffati, davano l’impressione di non vedere un pettine da parecchi giorni. O forse non sapevano neanche come fosse fatto, un pettine. I capelli, neri, spruzzati qua e là di neve, avevano sicuramente visto tempi migliori. Gli occhi perennemente nascosti da un velo di lacrime. Chiunque avesse guardato quegli occhi per più di dieci secondi sarebbe stato colto da un’improvvisa ed inspiegabile tristezza. Ma nessuno la guardava mai negli occhi. Era la sua maledizione, diceva, la sua condanna per quello che aveva fatto, per le scelte che aveva compiuto.

Lei, Nuria, non aveva niente perchè aveva perso tutto.